ANATOMIA

L’articolazione dell’anca è formata dalla testa del femore che si articola con una cavità emisferica posta nel bacino chiamata acetabolo (fig.1).

L’articolazione è mantenuta in sede dalla capsula articolare ulteriormente rinforzata da tre legamenti detti ileo-femorale, ischio-femorale e pubo-femorale (fig.2-3).

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PATOLOGIE

L’osteoartrosi è una patologia degenerativa articolare che nella maggior parte dei casi coinvolge persone sopra i 50 anni. Può svilupparsi in ogni articolazione del nostro corpo, ma più frequentemente nelle articolazioni soggette a carico e l’anca è una di queste.

 

Le cause dell’artrosi dell’anca o coxartrosi si distinguono in una forma primitiva, della quale non si riconosce una precisa origine, e in una forma secondaria, che è conseguente a traumi, fratture, infezioni articolari, malattie congenite o malattie acquisite.

Tra le malattie congenite ricordiamo la displasia dell’anca e l’impingment femoro-acetabolare.

Tra le malattie acquisite la malattia di Perthes, l’epifisiolisi, la necrosi della testa del femore, ect.

Anche le cosiddette malattie “reumatiche” tipo artrite reumatoide e artropatia psoriasica possono coinvolgere l’articolazione dell’anca determinando un quadro artrosico.

SINTOMATOLOGIA

L’artrosi dell’anca causa dolore e rigidità, che possono rendere difficoltose le attività quotidiane come camminare, alzarsi da una sedia, allacciarsi le scarpe. Generalmente il dolore si sviluppa lentamente e peggiora nel tempo, sebbene esordi acuti siano possibili.

Classicamente il dolore che origina nell’anca è localizzato all’inguine e può irradiarsi lungo la superficie anteriore della coscia sino al ginocchio.

TRATTAMENTO

Il trattamento della coxartrosi dipende sia dallo stadio evolutivo del quadro artrosico sia dalla sintomatologia accusata dal paziente e può essere di tipo conservativo o chirurgico.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO

Le terapie di seguito elencate rappresentano un rimedio per alleviare la sintomatologia ma NON risolvono il danno cartilagineo:

 

-Cambiamento dello stile di vita al fine di proteggere le vostre articolazioni e rallentarne la degenerazione, in pratica ridurre le attività che peggiorano la sintomatologia, passare da sport ad alto impatto (corsa, cross-fit, calcio, basket, etc.) ad un basso impatto (bici, nuoto) e calo ponderale.

 

-Fisioterapia nel tentativo di mantenere il tono muscolare e l’elasticità articolare.

 

-Somministrazione di farmaci analgesici e/o antinfiammatori e/o condroprotettori

 

-Iniezione articolari a base di acido Jaluronico previo centraggio ecografico dell’articolazione.

 

Discorso a parte lo merita la necrosi della testa femorale in fase iniziale, che prevede l’utilizzo della magneto-terapia, della camera iperbarica e la somministrazione di difosfonati.

TRATTAMENTO CHIRURGICO

La protesi totale d’anca è uno degli interventi più eseguiti e di maggior successo nella chirurgia protesica articolare.

Nel tentativo di migliorare la tecnica chirurgica e di renderla meno gravosa per il paziente sono state sviluppate le tecniche mininvasive.

Per mininvasività, in chirurgia protesica, si intende soprattutto una minima invasione dei tessuti periarticolari (muscoli, vasi sanguigni e nervi).

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Da molti anni utilizzo l’approccio mininvasivo anteriore all’anca dove per approccio si intende l’accesso chirurgico utilizzato per raggiungere tale articolazione (FIG.1-2-3).

 

I vantaggi di tale tecnica chirurgica sono molteplici:

-intervento meno traumatizzante (non vengono né sezionati muscoli e tendini, che semplicemente vengono divaricati, né strutture nervose)

-minor dolore post-operatorio

-recupero funzionale più rapido

-minor rischio di lussazione

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Raggiunta l’articolazione eseguo la sostituzione dell’articolazione con una protesi realizzata in leghe metalliche, materiali plastici e/o ceramici (Fig.3).

L’artroprotesi d’anca è formata da una coppa che viene posizionata nell’acetabolo e da uno stelo che viene inserito nel femore (Fig.4).

Sullo stelo posiziono una testa protesica in metallo o ceramica, che una volta ricomposta l’articolazione si muoverà all’interno della coppa acetabolare (Fig.5).

Nella maggioranza dei casi la fissazione delle componenti all’osso è di tipo biologico (protesi non cementata), nei rimanenti casi utilizzo un cemento acrilico (protesi cementata).

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COMPLICANZE

Ogni intervento chirurgico espone il paziente a delle potenziali complicanze, come ormai ampiamente riportato dalla letteratura scientifica, malgrado siano state adottate tutte le precauzioni e le corrette procedure.

Tali eventi, pur presentandosi raramente, non sono trascurabili.

 

Di seguito ne elenchiamo alcune:

 

-L’infezione è una complicanza rara ma temibile. Nella maggior parte dei casi insorge entro 2 mesi dall’intervento sebbene possa svilupparsi anche a distanza di due anni.

Il trattamento può variare da una pulizia del sito di intervento per un’accurata asportazione dei tessuti infetti financo all’asportazione dell’impianto protesico.

Nel caso in cui si dovesse rimuovere la protesi, una volta guarita l’infezione, si potrà provvedere al reimpianto.

 

-La lussazione della protesi, ovvero la fuoriuscita della testina protesica dalla coppa acetabolare, accade in soggetti con scarso tono muscolare, per movimenti sbagliati o per traumi nel primo periodo post operatorio.

Questa complicanza si risolve con il riposizionamento delle componenti protesiche sotto anestesia, seguirà un periodo di immobilizzazione dell’arto operato.

Raramente la lussazione recidiva, in tal caso è necessario intervenire chirurgicamente.

 

-La trombosi venosa profonda si può verificare malgrado la profilassi di routine che prevede

farmaci anticoagulanti, calze elasto-compressive anti-trombo, stimolazione meccanica arti inferiori tramite “foot pump” ed una riduzione dell’allettamento. Tale trombosi, se si complica, può provocare nei casi più gravi un’embolia polmonare che può risultare fatale.

 

-La dismetria che consiste nella differenza di lunghezza degli arti è molto frequente. La necessità di ottenere una protesi stabile porta spesso all’allungamento dell’arto operato. Nel caso in cui l’arto da operare sia significativamente più corto (+ di 3cm) non si potrà ottenere il pareggio in quanto l’eccessivo allungamento potrebbe causare danni circolatori e/o neurologici.

Talvolta sarà necessario l’uso di un rialzo nella calzatura per riequilibrare la lunghezza degli arti. Ovviamente si cerca sempre di evitare tale evenienza.

 

-I danni neurologici si possono verificare a carico dei nervi che regolano il movimento e la sensibilità della coscia e della gamba dell’arto operato con conseguente difficoltà e/o impossibilità al movimento di queste parti. Tali esiti a volte si risolvono a distanza di tempo, a volte rimangono permanenti.

 

-I danni vascolari sono evenienze assai rare nel primo impianto protesico, ma si possono verificare con maggior incidenza nei reimpianti.

 

-L’intervento di protesi d’anca prevede sempre una certa perdita ematica, che in taluni casi può essere maggiore del solito con anemizzazione. Per tale motivo in caso di necessità si eseguono trasfusioni ematiche per compensarne la perdita.

 

-Conseguenza ulteriore della perdita ematica è la comparsa di un ematoma nell’arto operato, che si verifica più frequentemente nei pazienti che assumono anticoagulanti (Anticoagulanti orali, Antiaggreganti Piastrinici). In genere si risolve spontaneamente, solo di rado necessita di un drenaggio chirurgico.

 

-A volte capita che durante l’inserimento della protesi si possa verificare una frattura del femore o dell’acetabolo che può richiedere la stabilizzazione della stessa con placca, viti e cerchiaggi. Raramente si deve sostituire la tipologia di impianto previsto. In questi casi di solito si osserva un periodo di riposo forzato ritardando la rieducazione funzionale per permettere il consolidamento dell’osso.

 

-Le ossificazioni consistono nella formazione di osso nel contesto dei muscoli, che in taluni casi possono risultare dolorose e limitare il movimento in altri essere asintomatiche. Di solito il quadro sintomatologico si risolve a distanza di qualche mese. Quando ciò non avviene si può ricorrere alla rimozione chirurgica di tali ossificazioni.

 

-Il dolore alla coscia non è una vera e propria complicanza, tende a risolversi nel tempo ed è relativamente frequente nel paziente operato di protesi d’anca. Può essere correlato sia a fattori muscolari sia all’integrazione tra osso e protesi.

 

-L’intervento comporta una cicatrice di 10-15 cm. La cicatrizzazione può avvenire in maniera normale oppure con un’eccessiva formazione di tessuto fibroso nei limiti dell’incisione, definita cicatrice ipertrofica. Il cheloide è invece una forma patologica di cicatrizzazione, che si manifesta con una cicatrice spessa e arrossata che supera sempre i margini della ferita. In genere non sono causa di dolore ma si limitano ad essere un fastidio estetico, che migliora con l’applicazione di creme o massoterapia locale. Molto raramente necessita di una correzione chirurgica.

 

-Dopo aver subito un intervento chirurgico, i pazienti anziani (sopra i 65 anni) possono sperimentare la disfunzione cognitiva post-operatoria, ovvero un’alterazione persistente dello stato cognitivo, che può durare anche settimane. E’ frequente che sia il paziente stesso ad avvertire un calo delle proprie capacità cognitive (es.memoria).

 

-Il delirio post-operatorio insorge in genere a breve distanza dall’intervento chirurgico, è acuto, fluttuante e normalmente transitorio. Il paziente presenta un disturbo dell’attenzione e della consapevolezza. Può determinare maggior sviluppo di complicanze, aumento della degenza in ospedale ed una rapida evoluzione in senso peggiorativo del decadimento cognitivo già presente o latente.

PREPARARSI ALL’INTERVENTO

Dopo la visita ortopedica dovrà attendere la chiamata dalla struttura ospedaliera per fissare la data della preospedalizzazione. In questo periodo deve eseguire eventuali accertamenti consigliati in fase di visita ortopedica e deve attuare una serie di provvedimenti che gli permettano di giungere all’intervento nelle migliori condizioni generali o locali possibili.

 

Condizioni generali:

Occorre eliminare con un’adeguata dieta l’eventuale eccesso ponderale al fine di ridurre i rischi di possibili complicazioni post-operatorie.

Smettere di fumare è una buona scelta a prescindere ed è dimostrato che il fumo aumenta il rischio di infezione, di trombosi venosa profonda, di scollamento dell’impianto, di difficoltosa cicatrizzazione della ferita e più in generale di complicanze cardio-vascolari.

Qualora il paziente assuma farmaci anticoagulanti orali o anti-aggreganti dovrà sospenderli prima del ricovero per l’intervento con la tempistica corretta come verrà consigliato dal personale medico del reparto in sede di preospedalizzazione e se necessario sostituirli con eparina a basso peso molecolare da assumere per via iniettiva una volta al giorno.

 

Condizioni locali:

Può essere utile prepararsi all’intervento con un’idonea fisiochinesiterapia atta al rinforzo muscolare e al mantenimento dell’articolarità dell’arto interessato.

Contrariamente, se è presente dolore, il paziente deve mettersi a riposo e praticare fisioterapia a scopo antalgico (elettroanalgesia) con l’associazione di eventuale terapia farmacologica che sarà sospesa qualche giorno prima del ricovero.

La cute degli arti inferiori deve essere integra, priva di ulcerazioni e/o infezioni (foruncoli, cisti sebacee suppurate, escoriazioni comprese quelle da depilazione).

DECORSO POST-OPERATORIO

Dopo l’intervento il paziente rimane ricoverato nel reparto chirurgico per 3/4 giorni in funzione dell’età, delle malattie coesistenti e della capacità di seguire il programma riabilitativo.

Fin da subito, una volta risoltasi l’anestesia, il paziente potrà mettersi seduto, iniziare a piegare il ginocchio, flettere l’anca e se sufficientemente in forze iniziare a camminare con l’aiuto del personale di reparto e l’ausilio di stampelle.

Il paziente potrà caricare tutto il peso sull’anca operata a meno che non ci siano indicazioni diverse da parte del chirurgo.

Dopo la dimissione, se consigliato, dovrà proseguire con il programma riabilitativo presso strutture dedicate. I pazienti invece che durante il ricovero hanno dimostrato buone capacità di recupero sia nel corretto schema del passo sia nel fare le scale, potranno continuare la rieducazione autonomamente a domicilio seguendo quanto insegnatogli durante il ricovero.

PRECAUZIONI DA SEGUIRE NELLE PRIME SETTIMANE DOPO L’INTERVENTO

Fig.1-2 Evitare i movimenti di extra-rotazione con l'arto operato

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Fig.1-2 Evitare i movimenti di extra-rotazione con l'arto operato

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Fig.1-4-5 Per girare fate piccoli spostamenti a piedi pari in entrambi i versi

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Fig.1-5-6 Per girare fate piccoli spostamenti a piedi pari in entrambi i versi

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Fig.8 Evitate di accavallare la gamba operata

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Fig.8 Evitate di accavallare la gamba operata

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Fig.9 Evitate di dormire sul lato operato per almeno 3 mesi

Fig.10 Dormite con un cuscino tra le gambe sul lato sano, con la gamba operata sopra

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Fig.9 Evitate di dormire sul lato operato per almeno 3 mesi

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Fig.10 Dormite con un cuscino tra le gambe sul lato sano, con la gamba operata sopra

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Fig.11 Evitate di scendere dal letto ruotando sul fianco

Fig.12 Scendete dal letto girando tutto il corpo con le gambe dritte facendo forza sulle braccia per alzarvi

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Fig.11 Evitate di scendere dal letto ruotando sul fianco

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Fig.12 Scendete dal letto girando tutto il corpo con le gambe dritte facendo forza sulle braccia per alzarvi

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Fig.13 Evitate di sedervi su sedie basse e morbide 

Fig.14 Usate dei rialzi per evitare il rischio di lussazione

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Fig.13 Evitate di sedervi su sedie basse e morbide

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Fig.14 Usate dei rialzi per evitare il rischio di lussazione

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Fig.15-16-17-18 Evitate movimenti di iperestensione quando camminate

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Fig.7-15 Fate piccoli passi quando camminate

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COSA FARE DOPO ESSERE TORNATI A CASA

La fisioterapia e gli esercizi che dovrete fare a casa sono molto importanti per conseguire migliori risultati dopo la protesi all’anca.

Una volta ritornati a casa dovrete eseguire gli esercizi gradualmente.

È importante ricordare che avete una nuova anca e seguire le istruzioni dei fisioterapisti.

 

Il vostro programma comprenderà:

 

-camminare

-sedersi

-salire le scale

 

Evitate quindi, durante le prime settimane dall’intervento, di eseguire i movimenti che vi sono stati sconsigliati e che possono causare danni alla vostra nuova anca tali da rendere necessario un altro intervento.

 

Attenzione quando camminate: evitare durante il cammino di iper-estendere l’anca, quindi fate piccoli passi.

 

Attenzione quando vi sedete: è opportuno sedersi su delle sedie con un cuscino aggiuntivo ed evitare poltrone e divani, e comunque tutte le sedute morbide e basse, a tal fine è utile posizionare un rialzo sul water e sul bidet.

 

Attenzione quando fate le scale: fare le scale a qualunque costo è pericoloso finchè la vostra anca non sarà forte e stabile. Potrete usare delle stampelle per migliorare l’equilibrio o farvi aiutare da qualcuno o entrambe le cose.

 

Tutto questo vi viene consigliato al fine di proteggere la vostra nuova anca dal rischio di lussazione. Ricordo che la lussazione è una delle possibili complicazioni dell’intervento di protesi all’anca, è comune durante il primo anno dopo l’intervento, ma può succedere in qualunque momento.

 

Posizioni che dovete evitare:

-Non girare il piede eccessivamente in fuori o in dentro (Fig.1)

-Non incrociare e accavallare le gambe (Fig.3)

-Non piegare la vostra anca più di 90° (Fig.5)

-Non iper-estendere l’arto operato (Fig.6)

 

Da non dimenticare:

-Mantieni il tuo peso sotto controllo e fai una vita attiva

-In caso di febbre e di infezioni rivolgiti al medico e comunica che hai una protesi d’anca.

-Fai regolarmente le visite di controllo programmate.

 

E per finire:

-Potrete tornare a guidare appena riuscirete a salire e scendere dalla vostra auto senza difficoltà e assistenza, in linea di massima serviranno circa otto settimane.

-Potrete tornare al lavoro appena vi sentirete bene e in grado di farlo.

-Potrete riprendere attività sportive leggere, come andare in bici o camminare, dopo otto settimane dall’intervento.